• Dom. Apr 19th, 2026

Fuggono dal conflitto e lasciano i loro animali nel deserto: l’emergenza nascosta di Dubai

Mentre la tensione in Medio Oriente continua a crescere e migliaia di persone cercano di lasciare le zone più a rischio, sta emergendo una conseguenza drammatica di cui si parla ancora troppo poco: l’abbandono degli animali domestici.

Negli ultimi giorni, veterinari, volontari e associazioni animaliste di Dubai hanno lanciato un vero e proprio allarme. Sempre più persone, costrette a lasciare rapidamente le proprie case, stanno abbandonando cani e gatti per strada, nei quartieri residenziali o addirittura nel deserto.

Le segnalazioni arrivano da tutta la città. L’associazione di adozione K9 Friends Dubai ha raccontato sui social di essere stata letteralmente sommersa dalle richieste di aiuto: cittadini che trovano cuccioli abbandonati per strada o proprietari che chiedono urgentemente qualcuno disposto a prendere i loro animali prima della partenza.

Secondo diversi operatori del settore, i rifugi stanno raggiungendo rapidamente il limite della loro capacità. Le strutture già esistenti non sono progettate per gestire un’ondata improvvisa di abbandoni e i volontari stanno cercando di fare il possibile per accogliere gli animali e garantire loro cure e sicurezza.

In alcuni casi la situazione è ancora più drammatica. Alcuni animali sarebbero stati lasciati nel deserto dopo che ai proprietari è stato impedito di portarli oltre il confine degli Emirati Arabi Uniti durante i tentativi di uscita dal Paese passando per l’Oman. Altri cani sono stati trovati legati a lampioni o lasciati in gabbie davanti alle abitazioni di sconosciuti.

Una residente della città di Al Ain ha raccontato di aver trovato davanti alla porta di casa un gatto con quattro cuccioli chiusi in una gabbia. Accanto, un biglietto del proprietario spiegava che non poteva portarli con sé durante la fuga.

Secondo l’organizzazione benefica War Paws, che si occupa di animali nelle aree di conflitto, situazioni di questo tipo purtroppo non sono nuove. Episodi simili si sono verificati anche durante le guerre in Iraq e in Ucraina, dove molti animali domestici sono stati lasciati indietro a causa della fuga improvvisa delle famiglie.

La CEO dell’organizzazione, Louise Hastie, ha sottolineato come il problema non sia soltanto logistico, ma anche culturale. In alcune realtà, infatti, gli animali domestici non vengono sempre considerati membri della famiglia come accade in molti Paesi occidentali.

 

Un volontario che opera nei gruppi di soccorso locali ha raccontato di aver visto centinaia di messaggi pubblicati su WhatsApp e Facebook da persone in partenza che chiedevano qualcuno disposto a prendere i loro animali. In molti casi, il messaggio è accompagnato da un ultimatum: se nessuno li adotterà in tempo, verranno lasciati per strada.

Ancora più inquietante è il fatto che alcuni proprietari abbiano contattato veterinari chiedendo di sopprimere i propri animali, non perché malati, ma per evitare i costi e le procedure necessarie per trasferirli all’estero.

La realtà è che Dubai, nonostante sia una delle città più ricche del mondo, non dispone di un sistema di rifugi pubblici abbastanza grande da affrontare un’emergenza di questo tipo. Le poche strutture presenti sono spesso già piene e i volontari lavorano senza sosta per cercare nuove adozioni o famiglie temporanee.

Questa crisi mette in luce una verità difficile da accettare: quando le persone sono costrette a fuggire, spesso gli animali sono i primi a rimanere indietro.

Eppure, per molti di loro, un cane o un gatto non è solo un animale domestico. È parte della famiglia.

Ed è proprio per questo che le associazioni animaliste continuano a lanciare appelli alla responsabilità e alla solidarietà. Perché anche nei momenti più difficili, chi non ha voce non dovrebbe mai essere dimenticato.

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